Il fotovoltaico in Italia
Negli ultimi cinque anni l'Italia si è data obiettivi nuovi e ambiziosi su emissioni, diffusione delle rinnovabili e neutralità carbonica. L'obiettivo principale, la neutralità carbonica al 100%, è fissato al 2050.

Negli ultimi cinque anni l'Italia si è data obiettivi nuovi e ambiziosi in materia di emissioni di carbonio, diffusione delle rinnovabili e neutralità carbonica. L'obiettivo principale, raggiungere il 100% di neutralità carbonica, è fissato al 2050.
Le rinnovabili sono considerate il motore principale e il fulcro dell'azione del Paese per centrare gli obiettivi sul carbonio, e per questo la loro quota complessiva è fissata al 30% dei consumi energetici totali e al 55% della produzione elettrica al 2030.
Anche se le rinnovabili sembrano stare al centro dell'attenzione, gli ostacoli sono diversi e, a quanto pare, l'Italia ha riposto parte delle proprie speranze in risorse che nel lungo periodo potrebbero non ripagare, come l'idrogeno e la cattura del carbonio. Circa 500 milioni di euro sono stati destinati alla ricerca e sviluppo sull'idrogeno.
Lo sviluppo delle rinnovabili incontra resistenze locali e centrali dovute a leggi e regolamenti esistenti. Subito dopo l'inizio dell'invasione russa dell'Ucraina, il governo italiano ha introdotto nuovi meccanismi per alleggerire le procedure di sviluppo dei progetti e superare gli ostacoli amministrativi lunghi e spinosi che rendono l'iter autorizzativo estremamente difficile. Le vecchie abitudini però resistono ai nuovi schemi, e ci auguriamo che le istituzioni locali, e in una certa misura anche quelle centrali, si adeguino meglio di quanto facciano oggi.

L'Italia importa oltre il 75% della propria energia primaria. Gas naturale e petrolio, di cui nel 2021 il 41% importato complessivamente dalla Russia, dominano il paniere energetico. Il carbone non è rilevante. Gli edifici sono i principali utilizzatori finali, insieme a industria e trasporti.
Nel 2022 l'Italia ha iniziato a ridurre le importazioni di gas russo, firmando nuovi contratti con fornitori alternativi e allo stesso tempo abbassando la domanda complessiva di gas attraverso lo sviluppo delle rinnovabili e l'efficienza energetica, soprattutto nel settore edilizio.

| Indicatore | Italia, 2021 |
|---|---|
| Generazione elettrica | 287,0 TWh (gas naturale 50,2%, idroelettrico 15,8%, fotovoltaico 8,8%, bioenergie e rifiuti 7,5%, eolico 7,3%, carbone 5,6%, petrolio 2,7%, geotermico 2,1%), -5% dal 2011 |
| Importazioni nette di elettricità | 42,8 TWh (importazioni 46,6 TWh, esportazioni 3,8 TWh) |
| Consumo elettrico | 300,6 TWh (industria 46,9%, edifici del terziario 27,0%, edifici residenziali 22,4%, trasporti 3,7%), -4% dal 2011 |
| Punta di carico | 55,2 GW (luglio 2020) |
| Potenza installata | 118,4 GW (2022) |
Anche se sembra che l'Italia sia in linea con il Piano Nazionale Integrato per l'Energia e il Clima al 2030, servono misure ulteriori e più decise per centrare gli obiettivi al 2050 e, in particolare, per rispondere ai nuovi requisiti che l'Unione europea potrebbe imporre con il pacchetto Fit for 55.
Di tanto in tanto si ha la sensazione che l'obiettivo principale dell'Italia non sia raggiungere il 100% di neutralità carbonica attraverso le rinnovabili, ma tagliare le importazioni russe, trovare rotte alternative per gas e petrolio e usare il gas naturale per produrre idrogeno.
Secondo il rapporto IEA, la quota di rinnovabili sui consumi finali di energia è passata dal 7% del 2005 al 16% del 2014, e nel 2020 è salita al 18%, soprattutto grazie ai nuovi impianti solari ed eolici.
Le bioenergie sono la prima fonte rinnovabile e l'idroelettrico la seconda, rispettivamente con il 55% e il 20% dell'uso di rinnovabili nel 2021.

Per raggiungere gli obiettivi al 2030 il piano punta soprattutto sull'espansione della generazione eolica e fotovoltaica, e in particolare sull'agrivoltaico.
| Quota di energia rinnovabile | Situazione 2021 | Obiettivi 2020 | Obiettivi 2030 PNIEC | Obiettivi 2030 Fit for 55 (provvisori) |
|---|---|---|---|---|
| Obiettivo complessivo (rinnovabili sui consumi finali lordi) | 19,03% | 17% | 30% | 36,7% |
| Elettricità | 36,0% | 26,4% | 55,4% | 65% (a) |
| Riscaldamento e raffrescamento | 19,71% | 17,1% | 33,9% | 40% |
| Trasporti | 10,0% | 10,1% | 21,6% | -13% (b) / 28% (c) |
Tra il 2005 e il 2021 la quota delle rinnovabili nella produzione elettrica è più che raddoppiata. Nel 2021 ha rappresentato il 40,5% della generazione elettrica totale e nel 2020 il 36% del consumo elettrico lordo. Complessivamente, tra il 2010 e il 2020 la generazione fotovoltaica è cresciuta di oltre dodici volte. L'aumento si deve soprattutto agli incentivi erogati prima del 2016. La tendenza al rialzo prosegue e la quota del fotovoltaico è destinata a crescere in misura netta nei prossimi anni, grazie al forte calo del costo livellato dell'energia che ha portato il solare sotto la parità di rete. Dopo un periodo stabile dal 2017 al 2020, vedremo una presenza del fotovoltaico sempre più dominante.


Secondo il piano, al 2030 la potenza fotovoltaica installata dovrebbe passare dai 24,2 GW del 2022 a 52,2 GW, cioè 31 GW aggiuntivi, mentre l'eolico dovrebbe salire a 19,7 GW dagli 11,7 GW del 2022. Va notato che il fotovoltaico aveva già raggiunto 29 GW a fine 2023.
| Potenza elettrica rinnovabile (GW) | Situazione 2022 | Obiettivi 2030 PNIEC | Obiettivo 2030 Fit for 55 (provvisorio) |
|---|---|---|---|
| Fonti variabili | 35,9 | 71 | 87 |
| Fotovoltaico | 24,2 | 52 | 64 |
| Eolico | 11,7 | 19 | 23 |
| Fonti non variabili | 27,4 | 24 | 27 |
| Idroelettrico | 22,8 | 19 | |
| Altro (comprese biomasse e geotermico) | 4,6 | 5 | |
| TOTALE | 63,3 | 95 | 114 |
Lo sviluppo di progetti fotovoltaici in Italia
Nel 2023 sono stati installati circa 3,8 GW di fotovoltaico, portando la potenza complessiva a circa 29 GW. Il Paese è molto interessante per lo sviluppo di progetti solari, per diverse ragioni.
Irraggiamento elevato, costo livellato dell'energia più basso, popolazione numerosa, consumi energetici, infrastruttura di rete pur con investimenti ancora necessari, un settore privato e un tessuto industriale molto sviluppati e quindi consumatori privati, disponibilità di PPA con acquirenti privati non solo in Italia ma anche in altre parti d'Europa, integrazione nell'interconnessione e nel sistema finanziario europei, un mercato elettrico libero ben strutturato, una domanda elettrica crescente in estate che coincide con la punta di produzione fotovoltaica, la penetrazione dei veicoli elettrici, risorse locali di gas e petrolio limitate e obiettivi fotovoltaici ambiziosi: sono queste le ragioni di fondo che rendono il fotovoltaico più attraente.
Di tanto in tanto l'Italia si concentra su idrogeno e cattura del carbonio. Vediamo che questi sviluppi consumano tempo e risorse preziose. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza ha del resto indicato che sviluppare l'idrogeno secondo le linee guida preliminari richiederebbe circa 10 miliardi di euro di investimenti entro il 2030.
C'è chi ritiene che il gas naturale possa servire a produrre idrogeno, ma per farlo si prevede di usare il fotovoltaico a basso costo. Usare l'elettricità prodotta dal solare resta comunque più rispettoso dell'ambiente e più conveniente. In ogni caso non è difficile prevedere che il fotovoltaico dominerà la produzione energetica italiana degli anni a venire.
La concorrenza è dura: quasi tutti i grandi gruppi energetici mondiali sono già in Italia e stanno sviluppando e costruendo impianti fotovoltaici. Trovare spazio nel mercato non è quindi semplice, eppure vediamo ancora ampi margini di opportunità.
Naturalmente ci sono diversi fattori chiave per riuscirci.
Chi investe dovrebbe:
- Conoscere i regimi autorizzativi, cioè AU, PAS, DILA, comunicazione al Comune ed edilizia libera
- Comprendere pregi e limiti di ciascuno
- Capire quale regime risponde alle proprie esigenze
- Definire la taglia dei progetti in base a quelle esigenze
- Scegliere uno sviluppatore affidabile
- Comprendere le tipologie di terreno e la normativa fondiaria di secondo livello
- Selezionare la tipologia di terreno appropriata
- Individuare il terreno, condurre la due diligence e verificare i vincoli
- Scegliere la potenza adeguata per ciascun progetto
- Verificare la disponibilità della rete
- Comprendere l'iter autorizzativo e le autorità che rilasciano i titoli
- Comprendere i costi e costruire un budget ragionevole e corretto
- Prevedere i tempi attesi
- Individuare studi di progettazione adeguati
- Comprendere la normativa sull'agrivoltaico, se necessario
- Capire la natura dei PPA e valutare se siano adatti
- Conoscere le opportunità di finanziamento non solo locali ma europee
- Comprendere i prezzi elettrici all'ingrosso e il funzionamento del mercato
Aggiornamento 2026
Questa sezione è stata aggiunta dalla redazione di solarVis il 30 luglio 2026. Tutto ciò che precede è l'analisi originale di Cem Göçmen, pubblicata il 15 febbraio 2024 e lasciata invariata. Diversi degli schemi che descrive sono stati nel frattempo sostituiti, quindi l'aggiornamento registra ciò che è cambiato invece di modificare il testo originale.
Gli obiettivi al 2030 sono stati alzati
Il 1 luglio 2024 l'Italia ha trasmesso alla Commissione europea il PNIEC aggiornato, che supera tutte le cifre al 2030 riportate sopra.[2] La quota di rinnovabili sui consumi finali lordi passa dal 30% al 39,4%, la quota rinnovabile dell'elettricità dal 55% al 63,4% e l'obiettivo di potenza fotovoltaica da 52 GW a 79,2 GW. L'eolico sale da 19 GW a 28,1 GW, dentro un obiettivo complessivo di 131 GW di rinnovabili. L'obiettivo di riduzione delle emissioni nei settori ETS è del 66% rispetto al 2005, superiore al 62% richiesto dall'Unione europea.
| Obiettivo 2030 | PNIEC 2019 | PNIEC aggiornato (luglio 2024) |
|---|---|---|
| Rinnovabili sui consumi finali lordi | 30% | 39,4% |
| Rinnovabili nell'elettricità | 55% | 63,4% |
| Potenza fotovoltaica | 52 GW | 79,2 GW |
| Potenza eolica | 19 GW | 28,1 GW |
| Potenza rinnovabile totale | non indicata | 131 GW |
La potenza è cresciuta in fretta, poi ha rallentato
Il fotovoltaico italiano ha superato i 29 GW citati sopra e ha continuato a salire: 37,0 GW a fine 2024, 43,5 GW a fine 2025 e 46,6 GW su 2.255.654 impianti al 30 giugno 2026.[3][5] Le installazioni annue raccontano però una storia meno tranquilla. Dopo i 6,8 GW del 2024, nel 2025 sono stati connessi 6,4 GW, la prima flessione annua dal 2013.[4]
Fonti: GSE, Terna, ITALIA SOLARE, MASE
Il dato 2025 è la prima flessione annua dal 2013. La barra 2026 copre solo il primo semestre.
Fonti: Terna, ITALIA SOLARE
Il rallentamento si concentra nei segmenti di piccola taglia. Nel 2025 il residenziale è calato del 32% e la potenza commerciale e industriale del 26%, mentre le connessioni utility sono cresciute del 15%. Per chi sviluppa progetti è la riga più importante di tutto l'aggiornamento: il mercato italiano sta ruotando dal volume su tetto verso i grandi impianti a terra.
Il residenziale è ricavato come differenza rispetto al totale nazionale di 6.437 MW dopo i valori dichiarati per commerciale, industriale e utility.
Fonte: ITALIA SOLARE
Con 46,6 GW a metà 2026, arrivare a 79,2 GW nel 2030 significa aggiungere circa 7,2 GW ogni anno. L'Italia ne ha consegnati 6,4 nel suo anno recente migliore, e nel 2026 viaggia sotto quel ritmo.
Le autorizzazioni sono state riunite in tre regimi
I regimi elencati nella lista qui sopra, AU, PAS, DILA, comunicazione al Comune ed edilizia libera, non descrivono più il sistema italiano. Il Testo Unico FER, decreto legislativo 190/2024, è entrato in vigore il 30 dicembre 2024 e ha sostituito quel quadro frammentato con tre regimi: attività libera, senza titolo né dichiarazione salvo vincoli paesaggistici; PAS; e Autorizzazione Unica per i progetti maggiori.[6] I modelli unici sono arrivati a dicembre 2025 e con il decreto ministeriale 223 del 15 luglio 2026.
Il terreno agricolo si è chiuso, l'agrivoltaico si è aperto
Il decreto legge 63/2024, convertito dalla legge 101/2024 nel luglio 2024, vieta nuovi impianti fotovoltaici a terra nelle zone agricole e lascia solo eccezioni circoscritte per cave in ripristino ambientale e discariche chiuse o bonificate.[7] L'agrivoltaico, in cui i moduli sollevati permettono di proseguire la coltivazione, è espressamente escluso dal divieto, e quell'esclusione ha spostato buona parte della pipeline a terra verso agrivoltaico, aree dismesse e siti a ridosso di insediamenti industriali.
Anche la disciplina delle aree idonee è cambiata due volte. L'articolo 7 del decreto del giugno 2024 è stato annullato dal TAR Lazio con la sentenza 9155 del 13 maggio 2025, anche perché alcune Regioni avevano tracciato fasce di rispetto fino a 7 km attorno ai beni tutelati.[8] La materia è poi passata alla fonte primaria: la legge 4 del 15 gennaio 2026 ha inserito l'articolo 11-bis nel Testo Unico FER, ampliando le aree idonee per legge, ponendo un tetto tra lo 0,8% e il 3% della superficie agricola utilizzata regionale per i terreni agricoli designati come idonei dalle Regioni, e definendo per la prima volta l'agrivoltaico, con l'obbligo certificato di preservare almeno l'80% della produzione agricola lorda vendibile.[9] I procedimenti già pendenti al 22 novembre 2025 restano soggetti alle regole precedenti.
Dal FER 1 al FER-X
Il quadro degli incentivi è stato ricostruito. Il FER-X Transitorio ha sostituito il FER 1 scaduto e la sua prima asta, pubblicata il 1 dicembre 2025, ha assegnato 7.697,6 MW a 474 impianti fotovoltaici con un prezzo medio ponderato di 56,825 euro per MWh e uno sconto medio del 37,34%, a fronte di 17.537 MW di manifestazioni di interesse.[10] Il decreto definitivo è stato firmato il 18 giugno 2026 con un contingente di 37,15 GW, di cui 10 GW per il solare, assegnati tramite contratti per differenza bidirezionali ventennali.[11] L'Italia ha inoltre completato il recepimento della direttiva RED III con il decreto legislativo 5/2026, in vigore dal 4 febbraio 2026.[12]
I prezzi sono alti e la rete è il vincolo che stringe
Nel 2025 l'Italia ha avuto l'elettricità più cara dell'Unione europea, con una media di 116 euro per MWh sul mercato del giorno prima contro una media europea di 85 euro per MWh.[13] Un dettaglio che chi costruisce un modello di ricavo deve conoscere: il mercato italiano applica un pavimento a zero invece di ammettere prezzi negativi, e il 1 maggio 2026 il PUN Index è rimasto esattamente a zero per sei ore consecutive su scala nazionale, per la prima volta.[16] La versione italiana di questo problema è il rischio di curtailment, non il prezzo negativo.
Il mercato PPA che l'articolo consiglia di studiare è nel frattempo maturato. Nel 2025 l'Italia è stata la seconda in Europa per attività, con 1,6 GW su 26 operazioni e volumi PPA fotovoltaici in crescita del 184%.[17] Gli intervalli indicativi di inizio 2026 sono all'incirca 48-65 euro per MWh per gli impianti utility e 58-78 euro per MWh per quelli commerciali, tenendo presente che le quotazioni indice stanno sopra le medie di transazione.[18]
L'accesso alla rete è oggi il vero collo di bottiglia. A settembre 2025 le richieste di connessione delle rinnovabili a Terna erano pari a 341 GW, più di quattro volte l'intero obiettivo fotovoltaico al 2030, contro 46,6 GW effettivamente costruiti.[19] Il livello di interconnessione elettrica italiano è del 5,13%, molto lontano dall'obiettivo europeo del 15% al 2030, e il Piano di Sviluppo 2025-2034 di Terna impegna oltre 23 miliardi di euro in dieci anni per colmarlo.[20][13]
Gas, carbone e idrogeno
Il quadro delle importazioni descritto nell'articolo si è in gran parte risolto. Il gas russo è passato dal 41% delle importazioni italiane di gas nel 2021 a meno del 3% della domanda nel 2025, circa 1,5 miliardi di metri cubi consegnati interamente come GNL, con l'Algeria oggi primo fornitore.[13][1] Nel 2025 il fotovoltaico ha generato un record di 44 TWh, in crescita del 25,1%, coprendo il 14,5% della domanda, mentre le rinnovabili nel complesso hanno coperto il 41% della domanda contro il 42% del 2024, per il rientro dell'idroelettrico dopo un anno eccezionale.[14]
Il carbone è andato nella direzione opposta. L'Italia aveva programmato l'uscita nel 2025, ma un emendamento approvato il 27 marzo 2026 ha spostato la fuoriuscita al 2038 dopo lo shock sui prezzi del gas di inizio 2026, mantenendo in riserva gli impianti di Brindisi e Civitavecchia.[15]
Sull'idrogeno, la cautela dell'analisi originale regge bene. A novembre 2024 l'Italia ha pubblicato una Strategia Nazionale Idrogeno il cui scenario di produzione domestica richiede da 15 a 30 GW di elettrolizzatori e da 8 a 16 miliardi di euro di investimenti entro il 2050, a fronte di poco più di 6 miliardi di euro di risorse pubbliche oggi disponibili.[21] La competizione tra idrogeno ed elettricità solare a basso costo per capitali e attenzione non è ancora risolta.
Domande frequenti
Fonti
- IEA, Italy 2023 Energy Policy Review
- MASE, PNIEC aggiornato, trasmesso il 1 luglio 2024
- GSE, Solare Fotovoltaico, Rapporto Statistico 2024
- ITALIA SOLARE, prima flessione della potenza installata dal 2020 (7 febbraio 2026)
- ITALIA SOLARE via SolareB2B, 3,1 GW connessi nel primo semestre 2026
- Decreto legislativo 190/2024, Testo Unico FER, in vigore dal 30 dicembre 2024
- Decreto legge 63/2024 convertito dalla legge 101/2024, limiti al fotovoltaico a terra su terreno agricolo
- TAR Lazio, sentenza 9155 del 13 maggio 2025, annullamento dell'articolo 7 del decreto aree idonee
- Legge 4 del 15 gennaio 2026, aree idonee e agrivoltaico nell'articolo 11-bis del decreto legislativo 190/2024
- GSE, esiti della prima asta FER-X Transitorio, 1 dicembre 2025
- MASE, FER-X Definitivo firmato il 18 giugno 2026, contingente di 37,15 GW
- Decreto legislativo 5/2026, recepimento della direttiva RED III, in vigore dal 4 febbraio 2026
- Commissione europea, REPowerEU Four Years On, scheda Italia (22 aprile 2026)
- Terna, consumi elettrici italiani nel 2025
- Enerdata, l'Italia rinvia al 2038 l'uscita dal carbone
- Dati GME via Rinnovabili.it, PUN Index a zero per sei ore consecutive il 1 maggio 2026
- Dati Pexapark via Strategic Energy Europe, mercato PPA europeo 2025
- Solar Data Atlas, intervalli indicativi dei prezzi PPA fotovoltaici in Europa (marzo 2026)
- Dati Terna Econnextion via QualEnergia, richieste di connessione delle rinnovabili
- Terna, Piano di Sviluppo 2025-2034
- MASE, Strategia Nazionale Idrogeno (novembre 2024)