Tempo di rientro dell'investimento
Il tempo di rientro è il numero di anni necessari perché il risparmio cumulato di un impianto fotovoltaico raggiunga il costo iniziale, una volta applicati gli incentivi disponibili. Gli impianti residenziali recuperano di norma l'investimento in 6 a 10 anni, quelli commerciali spesso in 4 a 8.
Il tempo di rientro è il traguardo del pari che i clienti chiedono prima di qualsiasi altro dato finanziario. Comprime un investimento da 25 anni in un unico numero: quanti anni servono perché il risparmio ripaghi quello che ho speso? È la risposta che porta un potenziale cliente dall'interesse all'impegno.
Il calcolo nella forma più semplice divide il costo netto dell'impianto, al netto degli incentivi, per il risparmio annuo, cioè la riduzione della bolletta più l'eventuale ricavo dall'energia immessa. Un impianto da 15.000 euro che fa risparmiare 2.000 euro l'anno ha un rientro semplice di 7,5 anni. La variante attualizzata corregge per il valore del denaro nel tempo applicando un tasso di sconto ai risparmi futuri: allunga il numero di uno o due anni, ma rappresenta l'economia del progetto in modo più fedele.
Diversi fattori spostano il valore in una direzione o nell'altra. Dal lato del risparmio pesano la tariffa elettrica locale, la quota di autoconsumo e le regole di valorizzazione dell'energia immessa, perché insieme determinano quanto vale ogni kWh prodotto. Dal lato del costo pesano gli incentivi, il costo del finanziamento e la presenza o assenza di un accumulo. Un acquisto in contanti in una zona con tariffe alte e buona valorizzazione dell'immissione può rientrare in 5 anni. Un impianto finanziato in un contesto con tariffe basse e surplus remunerato al prezzo all'ingrosso può arrivare a 12.
Una distinzione da rendere esplicita al cliente: il tempo di rientro non è la vita del progetto. Un impianto che rientra in 7 anni continua a generare risparmio per altri 18 a 23 anni. Il rientro è il momento in cui il progetto inizia a produrre utile, non quello in cui smette di funzionare.
Perché conta per gli installatori fotovoltaici
Il tempo di rientro è lo strumento di chiusura più persuasivo del preventivo, ma solo quando il numero è calcolato correttamente e presentato con le ipotesi in chiaro. Una cifra di rientro che non si riesce a ricondurre a tariffa, incentivo e produzione invita allo scetticismo. SolarVis calcola il rientro come parte dell'output di fattibilità e lo espone dentro il preventivo rivolto al cliente, così il numero che il commerciale dice a voce è lo stesso che compare sul documento firmato. Se lo affianca al valore di LCOE, per un acquirente commerciale il preventivo risponde nello stesso momento alla domanda del direttore finanziario e a quella del responsabile di stabilimento.
Domande frequenti
- Qual è un tempo di rientro tipico in Italia?
- Nel residenziale, con la detrazione fiscale applicata e un autoconsumo ragionevole, il valore si colloca di norma tra 6 e 10 anni. Gli impianti commerciali e industriali beneficiano di quote di autoconsumo più alte e di ammortamenti più rapidi, e scendono spesso tra 4 e 8 anni. Sugli impianti di grande taglia, dove il costo del capitale è più basso e la produzione più alta, il capitale rientra spesso in 5 a 7 anni.
- Che differenza c'è tra tempo di rientro e LCOE?
- Il tempo di rientro risponde alla domanda quando vado in pari, in anni. Il costo livellato dell'energia risponde alla domanda quanto mi è costato davvero ogni kilowattora, su tutta la vita dell'impianto. Il primo si comunica più facilmente al cliente, il secondo è più rigoroso per confrontare progetti o strutture di finanziamento diverse. Un rientro breve può convivere con un LCOE alto se l'impianto degrada in fretta o se il debito costa molto.
- Gli incentivi accorciano il tempo di rientro?
- Sì, in misura rilevante. La detrazione fiscale riduce il costo netto effettivo dell'impianto e taglia di norma due o tre anni dal rientro, anche se va recuperata in dichiarazione su più anni e non riduce l'esborso iniziale. Contano poi le regole di valorizzazione dell'energia immessa: chi cede il surplus con lo scambio sul posto rientra prima di chi lo vende a un prezzo vicino a quello all'ingrosso.